NUOVA AMICA.

“Non c’è bisogno che ti sforzi di dire
qualcosa d’intelligente.”

Capisco.
In questa sala da ballo
l’ormone maschile che hai intorno
ti ha dato alla testa.

“Va tutto bene, tranquilla,
non vorrei sprecare fiato.”

Ma lo tengo per me:
non voglio uscire dai rilievi dei divani
abbagliarti di insopportabile luce.
Tengo per me il desiderio di essere altrove
a parlare dei fenomeni antropologici moderni
che spingono il maschio
più giovane
a non metterti le mani addosso.

Io non ne ho colpa.

E incolpevole torno al bicchiere, alla sfida tra me e la mia
ombra precaria
senza un contratto
con il mare dei demoni
in divisa da festa.
E mi chiedo perché
non ti ho chiesto:

Di

che

segno

sei?

Leggiamo sempre bene
il quesito
capiamo sempre bene dove
ha inizio l’inquisizione.
Perché le risposte sono sempre le stesse
e non vorrei sorprenderti più
dell’apparire meccanico il dopocena.

E qualcuno un giorno ti farà la festa
per andare a raccontarlo
in giro. E lui sì, di sicuro,
avrà qualcosa di intelligente
da dire.

Del resto il bar è pieno
e devo guardarmi dentro
per non mettermi a ridere
di tutta la sicurezza
la droga e la gelatina
che mi insegnano a rimanere
seduto, qui, nel chiuso
dei legami sociali,
con la licenza di vendere alcolici
e il permesso di starsi sulle palle,
senza rancore o retorica.

Una mia amica un giorno
si svegliò e camera sua
non era più ordinata di una piazza dopo un concerto
eppure tutto era nella sua testa,
l’ordine, il disordine e il concerto.
L’ordine, il disordine e il concerto.
E tutto questo è rimasto dentro
anche a me, che non so ancora il tuo nome
e, ignorante, taccio.
Non chiedo se non:

– Un altro!

Una domanda, un’esclamazione:
esclamo, come un fumetto,
la mia sconfitta. Ignorante
torno al bancone,
al fine duello in punta di lama
tra me e la mia solita ombra
appiccicata al ricordo:

– Si beve per ricordare sai?

Che gran cazzone che eri
quando schermavi due ore
allo specchio
e le risa brillanti uscivano
da un paio di gambe
poggiate al letto.

Ma adesso hanno inventato
la cura, antica davvero
come il mondo:
sto qui a pensare a tutta la debolezza
che mi circonda
e, come la domanda, la sento
prima di dirla, prima di essere
banale retorica,
dentro di me.

E qualcuno un giorno ti farà la festa
per andare a raccontarlo
in giro. E lui sì, di sicuro,
avrà qualcosa di intelligente
da dire.

Advertisements

About davidnapolitano

Going...to the other side of the morning.
This entry was posted in poesia, poetry, racconti, Uncategorized and tagged . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s